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Cecco Matto e la casa stregata

In un paese c’era una casa che tutti dicevano infestata dai fantasmi.
Il proprietario era disperato, non ci poteva vivere e non poteva venderla perché nessuno la voleva.
Per dimostrare che la casa non era infestata, aveva anche provato tante volte a prestarla gratuitamente ai senza casa del paese, ma tutti, tutti quanti, erano scappati urlando nel bel mezzo della notte. Per togliersi il problema, il padrone aveva così deciso di regalarla a chiunque fosse riuscito a trascorrere almeno una notte dentro la casa. Ma nessuno si era mai fatto avanti.
Cecco Matto era uno spiantato vagabondo e giramondo che passò per caso nel suo girovagare dall’ Osteria di questo paese dove sentì parlare di questa storia.
Era Inverno, fuori c’era la neve, lui non aveva niente da mangiare e nessun posto dove andare e quindi, non avendo nulla da perdere decise di provare. Alla peggio mi scalderò al fuoco per qualche ora, si disse. Si recò dal Signore, il proprietario della villa e gli disse: “io sono disposto a restare una notte nella Vostra casa a patto che mi diate due fiaschi di vino, un po’ di farina, dell’olio ed una padella”. Il Signore naturalmente acconsentì. Cecco Matto aveva fame e freddo e così corse di buon’ora nella casa ed accese subito il fuoco nel camino.Dopo prese la farina, cominciò a preparare le frittelle ed a friggerle con l’olio nella padella e piano piano, con una frittella e due bicchieri di vino, una frittella e due bicchieri di vino, con la pancia piena ed i fiaschi vuoti, si addormentò pesantemente.
Intorno alla mezzanotte Cecco Matto fu svegliato da forti rumori che arrivavano dall camino ed appena sveglio sentì una voce cavernosa provenire dalla cappa che diceva: “butta buttìo, butta buttìo”, Cecco Matto mezzo ubriaco ed assonnato rispose: “butta giù nel nome santo di Dio ma bada di non rompermi il tegame”. Con un rumore sordo bidubidum, dal camino caddero due braccia. Cecco Matto le buttò in un angolo e si mise a dormire. A notte fonda, ritonfa di nuovo la voce cavernosa: “butto buttìo, butto buttìo”… Cecco Matto assonnato e scocciato rispose: “butta giù nel nome santo di Dio ma bada di non rompermi il tegame”. Con un rumore sordo bidubidum, dal camino caddero due gambe.
Cecco Matto le buttò nello stesso angolo dove aveva buttato le braccia e si rimise a dormire.
Dopo un oretta di nuovo la voce cavernosa: “butto buttìo, butto buttìo”… Cecco Matto in mezzo al sonno e sempre più scocciato rispose: “butta giù nel nome santo di Dio ma bada di non rompermi il tegame”. Con un rumore sordo più forte dei precedenti bidubidum, dal camino cadde stavolta il tronco di un uomo. Cecco Matto lo buttòdi nuovo nello stesso angolo dove aveva buttato le braccia e le gambe e si rimise a dormire. Dopo un ora (era quasi l’alba) di nuovo la voce cavernosa: “butto buttìo, butto buttìo”… Cecco Matto che non riusciva a dormire rispose arrabbiatissimo : “butta giù nel nome santo di Dio ma bada di non rompermi il tegame”. Stavolta con lo stesso rumore sordo bidubidum, dal camino cadde una testa. Cecco Matto buttò anche quella nello stesso angolo dove aveva buttato le braccia e le gambe il tronco e la testa e, solo allora si rese conto che nell’angolo c’era lo spirito che infestava la casa e che un pezzo alla volta si era manifestato.
Ma ormai era l’alba e lo spirito non essendo riuscito a far scappare Cecco Matto, fu costretto stavolta a sparire. Cecco Matto stavolta contento disse: “ah meno male che ora posso dormire”.
Al mattino il Signore si incamminò verso la sua villa convinto di trovare come sempre la porta spalancata con nessuno all’interno. Grande fu il suo stupore quando entrando trovò Cecco Matto addormentato beatamente accanto al camino ancora acceso abbracciato ai fiaschi di vino.
Lo svegliò e come promesso gli regalò la villa con tutto il giardino.
E Cecco Matto da allora non si mosse più e visse contento e rispettato nella sua splendida casa.